La Bomba

Il 28 maggio 2013 è un compleanno importante per la città: settanta anni dall’inizio dei pesanti bombardamenti della seconda guerra mondiale che sconvolsero la città ed i suoi abitanti.

Un evento che è entrato nel DNA di Livorno e dei livornesi, migliaia di morti e un paesaggio architettonico mutilato per sempre.

Senza indugiare nella retorica (anche quella sana) che l’occasione scatena abbiamo pensato a ‘celebrare’ a modo nostro questa ricorrenza, cogliendo in essa l’occasione per continuare un percorso che ci vede impegnati ad impegnare lo spazio pubblico (la ‘res’ pubblica) con ‘presenze’ certamente decorative ma di sicuro spunto di riflessione.

La tecnologia della seconda guerra mondiale, con la messa a punto di micidiali macchine volanti (le famose fortezze), ha fatto sì che nelle popolazioni coinvolte nel conflitto si radicasse una paura nuova, sconosciuta fino ad allora: la minaccia dal cielo.

Il cielo, l’astratto verso cui tutti protendiamo rendendolo depositario delle nostre speranze e delle nostre delusioni, il cielo dove cerchiamo il sole, dove indoviniamo il tempo è ora veicolo di timori, di paure, di morte e distruzione.

Siamo partiti da questa riflessione per concepire l’istallazione 2013, e lo abbiamo fatto andando nel cuore città, il suo cuore economico, pulsante, quotidiano: il mercato.

Testimone d’eccezione la splendida facciata che chiude via s.Omobono, dove il tempo sembra essersi fermato, che ben si presta al nostro teatro, essendo anch’essa in realtà il risultato di una demolizione solo passivamente attribuibile ai bombardamenti del ’43 e dovuta a ‘tagli’ per far posto agli edifici adiacenti, quindi in sostanza finzione di se stessa.

ph by Pirati e Sirene

In questa stretta arena va in scena un’opera dal titolo LA BOMBA:

E’ la storia di un seme che cade a velocità supersonica dal cielo, talmente supersonica da farlo sembrare fermo, è la storia di un seme che dentro aveva milioni di semi venuti a velocità supersonica dal cielo, talmente supersonica da far sembrare fermo il cielo, e questo grande seme a un certo punto si schiude a velocità talmente supersonica che anche i semi dentro rimangono un attimo indecisi se lasciarsi andare nel vuoto oppure no ma poi anche loro si lanciano, non sono neanche più semi sono schegge schegge impazzite di pace che si conficcano dappertutto come vetri di bottiglia scoppiata a velocità supersonica sono giochi e risate di bimbi qualcuna finisce addirittura sottoterra e poi piove, a un certo punto nella storia piove come in tutte le storie in tutte le commedie anche in tutte le tragedie piove.

Piove anche in questa, una pioggia lenta indolente insolente moscissima una pioggia tutta insieme come immensa parete di cellofan a un millimetro da terra indecisa se bagnarla oppure no e invece no, nossignori non è quello che sembra non è mai quello che sembra, colpo di scena la pioggia non scende perché non ce la fa, respinta all’insù dai milioni di germogli dei semini delle schegge impazzite a velocità supersonica talmente supersonica da aver germogliato immaginandosi l’acqua senza nemmeno toccarla, e allora eccoli tutti insieme a spingere all’insù, verso il cielo.

Ecco, è questo millimetro libero d’aria tra la terra e il cielo la nostra finzione, la nostra realtà, questo spazio di forze velocissime e lente, quest’attimo con la testa all’insù bonificato da giudici, convenienze e leggi morali.

Milioni di schegge impazzite come vetri di bottiglia, milioni di semi a velocità supersonica, milioni di lentissime gocce d’acqua., la NOSTRA città per raccontare.

Valerio Michelucci e Stefano Pilato

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Perchè stare in mezzo agli altri con un’idea è la visione più sana che mi viene del mondo, perchè è una riflessione che si scatena in uno spazio su misura e la puoi difendere,... + esplora